Le radici della regolamentazione storica Italiana nella contrapposizione agli oligopoli, Dr Lorenc Gordani, 26 Giugno 2017

Fra le due guerre in Europa, con l’avvio consistente della elettrificazione rurale, si cristallizzo l’emergere dei modelli di gestione centralizzate. Fino al secondo conflitto mondiale furono collegati alla rete elettrica i tre quarti della popolazione agricola francese, contro i due terzi della Gran Bretagna e con percentuali di circa il 12% negli Stati Uniti.  La necessità di investire sempre di più cospicue somme rafforzarono la struttura oligopolistica del settore e la presenza diretta del capitale finanziario,  come portarono ad aumentare del peso “politico” dei grandi gruppi all’interno dei singoli paesi.

Quadro che ben presto porto alla necessità di interventi regolativi, che si esplicarono in diverse forme di intervento che vano dalla qualificazione dello ruolo dello stato dentro il quadro Federalista Statunitense, all’imposizione del modello locale in Germania, al razionalismo prematuro in Gran Bretagna, alla razionalizzazione del sistema francese sotto il rafforzamento del ruolo di controllo dello stato, tutti interventi che in sostanza sono accomunati dal riguardare il regime dei concessioni e le tariffazione dei servizi.

La progressiva e sempre maggiore considerazione dello stato Italiano agli aspetti strategici e sociali dell’energia si esplicarono in primis con l’intervento sulle tariffe elettriche  anche con lo scopo di contenimento dell’inflazione in seguito alla ricostruzione del dopoguerra. Per assumere poi un carattere di controllo generale su tutte le fonti energetiche con l’instaurazione del Comitato Corporativo Centrale (antesignano del CIP e del CIPE) del 1939, cui era attribuito il compito di assicurare il perseguimento degli obbiettivi sociali, fra i quali il divario far nord e sud.

Il periodo tra il 1921 ed il 1931 corrisponde alla seconda fase di grande investimenti nel settore per fronteggiare la crescita della domanda, che a partire dal 1926 si avvio con lo scambio con l’estero. Apertura che avviene in un quadro tendente verso il superamento del modello di impresa fordista e si esplica parallelamente verso le prime forme di collaborazione fra imprese dello stesso settore. Significativa a tale direzione è la creazione, nel 1921, della Confederazione internazionale delle grandi reti elettriche (CIGRE).

Sviluppi che si accompagnano con un disciplina, sempre più completa, riguardo la produzione idroelettrica che porto all’intervento del 1927, inteso a disciplinare il controllo delle riserve idriche.  L’esigenza di affiancare alle vari reti elettriche locali poco efficientemente collegato l’una alle altre, un sistema nazione inteso ad attraversare tutta la penisola, la c.d. dorsale, porto ad affacciarsi apertamente nei dibattiti politici dell’idea che la produzione elettrica potesse necessitare l’intervento dell’amministrazione pubblica.

Il fenomeno spinge uomini quali Luigi Einaudi e Francesco Saverio Nitti, allora giovani studiosi, a parlare della necessità di concentrare il settore nelle mani dello stato, sotto forma di impresa pubblica monopolistica.  Ma nel ‘27 sostanzialmente si confermarono i monopoli locali facendo tramontare sia l’ambizione per la distruzione del servizio elettrico quale effettivo pubblico servizio (diversamente dal periodo delle nazionalizzazione ) soprattutto anche dal diminuzione della domanda in conclusione del primo conflitto bellico,  facendo perdurare il regime di libero mercato per ben oltre trent’anni.

Nel settore del gas naturale si dovete attendere l’inizio degli anni ’30 per l’attuazione di un programma industriale.  Essendo che il settore non sembrava offrire alle imprese private sufficienti prospettive di ritorno, nel 1926, è stata istituita l’azienda interamente statale c.d. Azienda Generale Italiana Petroli (AGIP). All’attività imprenditoriale dello stato (attraverso l’AGIP), vien aggiunta la prima disciplina organica che pone sotto il controllo statale gli oli minerali e il carburanti con il r.d.l. 2 novembre 1933, n. 1741.

Idea di creare un settore pubblico regolato era realizzato inizialmente in USA, allo scopo di motivare la partecipazione più grande degli individui e al 1935 per poter fare disperdere l’organizzazione di tipo “holding” che creavano di fatto la situazione di monopolio.  Al contempo, intorno agli anni ‘40 negli USA la tecnologia del GNL fu ulteriormente sviluppata e furono scaturiti i primi impianti per la produzione e lo stoccaggio del GNL allo scopo di poter disporre di gas nei momenti di maggiore do-manda.

Anche in Italia nel medesimo periodo, il gas acquisisce sempre maggiore interesse definito forse per scopi propagandistici nel periodo ventennale del regime come “energia nazionale”. Comunque fatto è che al 1940 vene costituito l’Ente Nazionale Metano che l’insieme all’AGIP, alle Regie Terme di Salsomaggiore ed alla Società ano-nima utilizzazione e ricerca gas idrocarburici (SURGI) costituiscono, a loro volta, la Società nazionale metanodotti (SNAM) per la costruzione e l’esercizio dei metanodotti e la distribuzione e vendita del gas.

La scoperta a Caviaga presso Lodi (nel 1944) del più grande giacimento di gas naturale dell’Europa occidentale favorisce la costruzione del metanodotto Salsomaggiore-Lodi-Milano intorno al quale viene realizzato un metanodotto circolare lungo circa 13 chilometri c.d. “anello di Milano“. Da allora è un susseguirsi di realizzazioni sempre più imponenti per dotare l’intera penisola di collegamenti con l’estero per l’importazione del metano e di gasdotti interni e l’assicurarne della distribuzione.

Così, nel periodo tra le due guerre mondiali lo Stato si trova ad essere – sia pure se indirettamente essendo che per la verità il quadro per di più pende sulle risorse idriche  – quale imprenditore elettrico. Dopo la battuta d’arresto dal proseguo normale del settore energetico durante la seconda guerra mondiale, le esigenze di ricostruzione che ad essa fanno seguito forniscono una spinta ulteriore all’intervento dello Stato nella diretta gestione delle materia energetiche.

Situazione che di fatto favori alla fine della seconda guerra mondiale il riattivarsi del dibattito sulla nazionalizzazione. Se all’inizio si tratta di proposte generiche ispirate dal desiderio di combattere gli oligopoli, poco dopo queste proposte diventano più concrete ed appare chiaro l’orientamento verso la proprietà pubblica dell’industria elettrica è ormai alquanto diffuso. Nonostante ciò l’industria elettrica continuo a svilupparsi in un regime di libera iniziativa portando alla creazione del ben cinque “sistemi“ elettrici oltre ai due delle isole maggiori, fino all’avvento della nascita dell’ENEL al 1962.

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